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PRESENTAZIONE LIBRO

27 lug 2018

Leggeri tocchi di ironia saltellano qua e là, quel tanto che basta ad alleggerire e stemperare la gravità del tema trattato da Maria Giacometti. Che non è l'alcol. Il vero protagonista di questa storia è il dolore, profondo, protratto, assimilato fin dentro le fibre dell'anima. Quasi sempre nelle vesti di un buon vino, la presenza dell'alcol si percepisce spesso durante la narrazione degli eventi. La sua è una compagnia discreta e, tutto sommato, nemmeno troppo negativa, nella misura in cui riesce ad alleviare almeno in parte la sofferenza. Chi non capisce questo, chi è pronto a giudicare, condannare, sentenziare, non ha capito il dolore, non lo conosce. Claudia ha la sfortuna di non essere bella, ma la sorte non sembra soddisfatta di averle giocato questo scherzo, vuole di più. Così le fa incontrare un uomo che la sposerà e l'illusione di essere felice durerà un paio d'anni. Poi, il disastro. Solo la bottiglia le darà la forza di tenere duro e resistere fino all'inaspettato, liberatorio finale. Molte riflessioni e riferimenti filosofici arricchiscono questo testo intriso di profonda umanità

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